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La situazione attuale della Musica

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La situazione pare grossomodo questa: chi ha buone idee, ma non sa fare un cazzo, generalmente pensa che la propria ignoranza vada preservata, come se si trattasse di una virtù adamitica; per converso, gli altri studiano vent’anni per fare della fusion, o del prog, o del jazz e snobbano i primi perché non leggono “Giant Step” al contrario. Vi sono poi gli innocui e benefici “rospi dell’avanguardia”, che in eroica risposta a tutto ciò microfonano fiumi e suonano padelle con l’archetto, in barba a tutti quanti che sarebbero commerciali e vittime di falsa coscienza. Tutto in nome di una ridicola presunzione di superiorità e dell’esclusione reciproca. Una tragedia! Se fosse il sequel di “non guardarmi, non ti sento” farebbe almeno ridere.

Se invece partiamo da un ambiente creativo e cooperativo che riesce ad unire il meglio della genialità “spontanea” con tutte le più avanzate competenze tecniche reperibili, si giunge a una apertura straordinaria che culmina in lavori come quelli di Dirty projectors o di St.Vincent per citarne solo due sui quali – indipendentemente dai gusti – c’è poco da discutere per la mole di qualità messe in campo contemporaneamente su più fronti. Quella roba lì non la possono fare i negati di buon gusto da soli. Solo l’inclusione e la reciprocità possono produrre quella completezza, che in prima istanza scaturisce dal talento individuale, ma che necessita di condivisione, se non vuol essere una chimera di Narciso.

 

L’intellettuale di riferimento*

Da Blowup, 04/17 pag 82

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